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Elogio della tuta, una bella sconfitta

Elogio della tuta, una bella sconfitta
i modelli top

«I pantaloni della tuta sono un segno di sconfitta. Hai perso il controllo della tua vita e così hai comprato dei pantaloni della tuta»

È una delle frasi più famose del fu direttore creativo di Chanel e Fendi, Karl Lagerfeld. Ok, sfida accettata! Adesso che nulla può più assillarti, caro Karl, proviamo a chiudere questa polemica senza senso: la tuta è una figata!
Al netto che la tuta è un modello declinabile in miriadi di sfaccettature differenti, i suoi principi ispiratori sono saldi: comodità, sicurezza e imperturbabilità. Chi decide di “mettere la tuta”, diversamente da chi opta per capi più complicati da “indossare”, mette al primo posto il proprio benessere psicofisico, dettato dalla morbidezza di un tessuto bello largo. La tuta è una garanzia, il casual per eccellenza, che non richiede diete o sforzi nell’abbinamento, ma solo un paio di scarpe da ginnastica.
Chi la mette, solo pantalone o come completo, non la vuole tanto lunga: dedica al dress code il tempo necessario, scegliendo un abbigliamento ideale per stare in casa come per fare sport. Una scelta che potrebbe risultare ardua per chi si sente costantemente sotto osservazione, ma è abbastanza noto che tendenzialmente chi mette la tuta del giudizio altrui se ne sbatte.
Ma forse nella scelta della tuta per il proprio outfit c’è dell’altro, non per forza un tracksuit è sinonimo di sciatteria nel vestire. Il capo, inventato dall’artista futurista italiano Ernesto Michahelles Thayaht nel 1919, è sempre stato caratterizzato da elementi di rottura rispetto ai gusti imperanti nella società. Blu sono le tute degli operai, arancioni quelle dei detenuti nelle carceri americane, la tuta è l’abito proletario per eccellenza. In una società che pretende la perfezione fare schifo è talvolta un gesto rivoluzionario.

Nel mondo sempre più uniformato, dominato da grandi catene come H&M e Zara e brand di grido come Louis Vuitton e Prada, chi indossa la tuta cattura l’occhio, anche a rischio di sembrare un pugno nell’occhio dell’osservatore. Lo streetstyle si sta ritagliando uno spazio sempre maggiore nell’abbigliamento dei vip e nelle passerelle della Fashion week. Lotto, Givova e Legea: a metà anni ’90 non avevamo gli occhi per piangere, adesso sono roba per hipster, fanno tendenza quando prima facevano povertà. Il mondo cambia, le mode cambiano, la tuta rimane lì, comoda ed alla portata di tutti.
Caro Karl, fattene una ragione: sarà pure una battaglia persa, ma è una sconfitta che indossiamo con stile.
Una bella sconfitta.
Articolo di
Stefano Marrone
stefano.marrone@gmail.com ■ Fb e Linkedin: Stefano Marrone ■ Instagram: stefano.marrone10 ■ Twitter: stemarrone
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