trend

Sarah Moon a Milano

Sarah Moon a Milano
i modelli top

A Milano due mostre raccontano il mondo fotografico di Sarah Moon.

A Milano, durante la settimana della moda, sono state inaugurate ben due mostre dedicate alla fotografa francese Sarah Moon. L’una, presso la Fondazione Sozzani, “Sara Moon. Time at Work”, si sviluppa in un percorso cronologico che parte dal 1995 sino ad arrivare al 2018. Nella mostra sono esposte circa novanta opere oltre al cortometraggio “Contacts” del 1995 e al documentario “There is something about Lillian” del 2001 dedicato alla fotografa di moda Lillian Bassman. Contemporaneamente presso Armani/Silos viene inaugurata l’esposizione “From one season to another” che contiene 170 opere, a colori e in bianco e nero, e due cortometraggi. In entrambe le mostre il tema centrale è il tempo: un insieme di istanti che svaniscono, perdono la loro consistenza, si trasformano ed evolvono. Il vuoto pare essere tanto il punto d’arrivo di ogni istante quanto lo spazio da colmare perché tutto non vada perduto e dimenticato. Tutto ciò viene narrato nel video del 2013 “Ou va le blanc” ed è visualizzabile nella galleria Carla Sozzani. La fotografa racconta che le sue sono polaroid in positivo che non ha terminato, alcune inaspettate, altre rovinate, molte sbiadite: lo scheletro di un uccello, un cane addormentato, un automa, il volto di una donna che sta svanendo, una ragazzina che si abbassa per raccogliere qualcosa.
Nulla è davvero afferrabile in queste immagini e gli oggetti che le compongono sembrano essere dei testimoni silenziosi. Cani, gabbiani, coccodrilli, uccelli, presenze disseminate in entrambe le mostre, sono le tracce dell’animalità che ognuno di noi porta con sé, specchi per sondare l’inconscio di ciascuno.Sarah Moon fotografa tutto con una tonalità lattiginosa, vaga. Eppure si ha l’impressione di balzare in un mondo saldo nelle sue forme indefinite. I soggetti vengono avvolti da un crepuscolo incerto, al tempo stesso luogo della mortalità di tutte le cose e dell’emergere di nuova vita. Stare fermi dinnanzi a queste fotografie equivale a fare i conti con la realtà ma anche con le sue alternative, con i suoi vuoti e le storie rimosse, ma non del tutto cancellate. La mostra presso l’Armani/Silos è diversa. Le immagini sono di piccolo e grande formato, a colori e in bianco e nero e, anche per il contesto in cui vengono esposte, fanno riferimento principalmente al mondo della moda. In questa esposizione, che ha un tono meno intimo, i soggetti hanno la consistenza di residui provenienti da altre dimensioni, trascinati nelle immagini da correnti invisibili. Si ha l’impressione che le fotografie delle scene circensi, degli edifici industriali, dei grandi fiori colorati rappresentino ciò che esiste oltre il visibile ed implichino un’esistenza non esibita, e quindi da esplorare, uno spazio al tempo stesso pieno e vuoto, superficie e negazione della superficie.
“Tutto ciò che può essere stato e tutto ciò che è stato conduce a un solo fine che è il presente”. Ed è vero. Le fotografie di entrambe le mostre tengono i nostri sguardi immersi nelle loro forme, in quella sospensione del tempo che si verifica quando ci si abbandona al suo scorrere lieve: “come una bottiglia in mare, (…) un messaggio che galleggia”, scrive la fotografa, nel libro “Coincidenze” del 2001.
Articolo di
Liliana Boccia PR TROVAMODA
registrati e iscriviti alla newsletter