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Sotto il velo tutto: Il mondo halal della modest fashion

Sotto il velo tutto: Il mondo halal della modest fashion
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<<Mi ricordo! A quell'epoca conducevo una vita tranquilla e senza storie. Una vita da bambina. Andavo pazza per le patatine con il ketchup, Bruce Lee era il mio eroe preferito, portavo le Adidas e avevo due ossessioni: potermi radere un giorno le gambe e diventare l'ultimo profeta della galassia>>

Si può discutere sull’immaginario infantile di Marjane Satrapi, regista franco-iraniana di Persepolis, ma ormai da anni le principali case di moda e cosmetica cercano di venire incontro ai gusti ed ai precetti di 1 miliardo e 800 milioni di musulmani, circa un essere umano su quattro. La legge sacra islamica della sharia disciplina ogni atto umano, quelli interiori del culto ed anche la sfera esteriore, distinguendo ciò che è haram, proibito, da ciò che è invece halal, lecito. Halal è un modo di vivere, un codice di comportamento che influenza, applicato con osservanza più o meno drastica a seconda dei paesi, l’alimentazione e la moda. In un mondo globalizzato però si stanno sperimentando soluzioni in grado di fornire spumanti analcolici e cosmetici senza derivati animali, certificati dall’ISWA Halal Certification Department. In Italia esistono circa 3.000 prodotti di 120 aziende con certificazione halal.
Ovviamente anche il mondo della moda sta da anni provando a venire incontro ad una porzione di mercato stimata intorno ai 450miliardi di dollari. La modest fashion è un filone appositamente ideato per tutte quelle donne che amano vestirsi alla moda, ma nel pieno rispetto delle norme coraniche, e non solo. Il principio cardine di coprirsi il viso, scoprire meno pelle e curve possibili e non utilizzare trucchi di derivazione animale, è controbilanciabile osando con capelli, accessori, trucco e tessuti. Le passerelle mondiali, dall’Isalmic Fashion Festival Kuala Lumpur fino alle Ramadan collection di Dolce&Gabbana, iniziano ad essere percorse da abaya (tunica lunga), hijab (velo che scopre il viso) con audaci varietà di colori. Modest fashion e subculture si intersecano nel mondo anticonformista del mypster (muslim-hypster) o nella pratica sportiva con burkini da bagno e Nike Hijab Pro. In una religione internazionale e multiculturale, l'abbigliamento dei suoi praticanti è modellato non solo da principi religiosi, ma anche dai costumi, dalle tendenze della moda globale e dalle tradizioni locali ed individuale che lasciano più o meno spazio alla fantasia.
Articolo di
Stefano Marrone
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