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The day the 90’s died

The day the 90’s died
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<<Qualcosa mi ha toccato dentro nel profondo il giorno in cui la musica morì>>

Così Don McLean, nella sua America Pie, definisce il 3 febbraio 1959. Lo schianto in uno sperduto campo di grano dell’Iowa del Beechcraft Bonanza su cui volavano Buddy Holly, Ritchie Valens e J. P. Richardson venne immediatamente identificato dai contemporanei come la fine di un’epoca: quella delle origini del rock‘n’roll. 
Fino all’anno scorso, il 4 marzo aveva rappresentato, nel suo piccolo, l’inizio di una nuova stagione politica con le elezioni vinte dall’autoproclamatosi “governo del cambiamento”, più in grande, la data di nascita dell’indimenticabile Lucio Dalla. Con buona pace dei gialloverdi, ricorderemo con maggiore trasporto il 4 marzo del 2019 come spartiacque: quello che ha sancito la fine degli anni ’90.
Nel giro 12 ore se ne sono andati Luke Perry e Keith Flint, due simboli opposti dell’ultimo decennio del millennio scorso. Il giorno e la notte, due binari paralleli quelli che intercorrono nel telecomando fra il 6 di Italia1 l’8 di MTV, un abisso tra il gingle di Beverly Hills e Breathe traccia del cd The fat of the land. Uno alzava il sopracciglio togliendosi i Ray-Ban, l’altro con gli occhi perennemente sgranati. Dylan-di-Beverly-Hills, coi Levis 501, camicione a quadri, i cappelli con la retina dietro e la sempiterna giacca di pelle, versione upper class di Fonzie di Happy Days; ribelle introverso nel mondo ultra-borghese del codice di avviamento postale più famoso della tv. La giacca di jeans da metallaro di Keith è invece squarciata, si confonde nell’orgia cromatica di tatuaggi e capelli, trionfo punk di crestoni e piercing. Non è un periodo facile per chi ama l’alternative rock: in meno di due anni ci hanno lasciato Chester dei Linkin Park, Chris dei Soundgarden, Dolores dei Cranberries e adesso Keith dei Prodigy.
Cosa accomuna le pomiciate tardoadolescenziali di Luke Perry con i poghi violenti di Keith Flint, se non il contesto stravagante, variopinto, non etichettabile degli anni ‘90? Un decennio leggero e fragile, melenso e hardcore, introverso e ribelle. Il decennio di Mandela e di Kurt Cobain, di Selen e Giovanni Paolo II, dei telefilm e dei video musicali su MTV.
Articolo di
Stefano Marrone
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